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Questo articolo, come i successivi che leggerete sul nostro portale, sono ripresi da riviste specializzate del settore, dal web….Partendo da queste fonti vorremmo dare al lettore delle informazioni che siano di facile comprensione, degli spunti di riflessione da approfondire, e, qualora gli argomenti siano in forma di recensioni, fornire una completa panoramica che lo possa aiutare ad utilizzare al meglio la propria attrezzatura o  se ancora non ne fosse in possesso, nel valutare un possibile futuro acquisto.
In questo articolo esamineremo dei parametri tecnici che ci aiuteranno a capire come lavorano le nostre ottiche, sia quelle da montare su un fucile di precisione, sia gli spotting scope per l’osservazione.

Eviteremo volutamente alcune caratteristiche che saranno oggetto di futuri articoli di approfondimento, come ad esempio: la qualità di una lente, il tipo di reticolo, le aberrazioni, così come la marca della casa costruttrice.
Che si parli di ottiche per carabina, binocoli o spotting scope, il primo parametro che viene evidenziato è, per esempio,  3-12 x 50, 8×30, 5-25×56…

Il primo numero corrisponde agli ingrandimenti, cioè di quante volte l’immagine inquadrata viene ingrandita; il secondo numero è il diametro in millimetri dell’obbiettivo: più grande è l’obbiettivo più luce può entrare e potenzialmente sarà più grande la risoluzione dell’immagine.

La prestazione che ci fornisce un’ottica in condizioni di bassa visibilità dipende in grande misura dall’uscita pupillare, (pupil exit diameter), che possiamo descrivere come il più piccolo cerchio di luce visibile in un obiettivo quando allontaniamo lo strumento dai nostri occhi verso la sorgente di luce.

Il diametro dell’uscita pupillare si calcola dividendo il diametro dell’obiettivo per il valore degli ingrandimenti, ad esempio un’ottica 12×50 avrà un’uscita pupillare di 4,16.
Il quadrato del valore in millimetri di un obiettivo ci dice quanta luce arriverà al nostro occhio, per cui 56 mm trasferiranno 3136 mentre 40 mm trasferiranno 1600.
Questo valore trova riscontro per ottiche ad ingrandimenti fissi, mentre ottiche con ingrandimenti variabili hanno un ulteriore restrizione, che aiuta a mantenere un controllo sul degrado della risoluzione dell’immagine nel caso di diminuzione dell’ingrandimento. Comunque i valori sono molto simili e quindi possiamo considerare questo rapporto sia per ottiche ad ingrandimento fisso che variabile.

Nel periodo di massima luce nel corso di una giornata, e cioè circa alle ore 12.00, la pupilla umana si contrae e, a seconda dei casi,  raggiunge  il suo valore minimo, variabile tra 2 e 4 millimetri; mentre al contrario di notte aumenta di dimensione raggiungendo anche 7 mm di larghezza. Questo per spiegare che se il fascio di luce che esce dall’oculare è più largo della misura del diametro della nostra pupilla, la quantità di luce in eccesso non entra; per cui durante le ore diurne, ottiche con uscite pupillari di 4 mm trasmettono la stessa quantità di luce di quelle con uscita pupillare di 7mm.
Ottiche che però hanno lenti di qualità superiore saranno più luminose, a pari diametro di uscita pupillare.

Di notte o in condizioni di scarsa visibilità, come al crepuscolo o al tramonto, la musica cambia: le  ottiche con uscite pupillari maggiori forniscono maggiori prestazioni. Se unite poi, ad altre caratteristiche (come una corretta lunghezza focale – eye relief ), si avranno altri vantaggi: maggiore comfort  nell’utilizzo dell’ottica e conseguentemente un minore affaticamento dell’occhio ed una migliore e veloce capacità di acquisizione del bersaglio.

La risoluzione è un altro parametro da tenere in considerazione: non è altro che la capacità di vedere il dettaglio di un’immagine, ed è proporzionale alla dimensione dell’obiettivo: più grande sarà la lente del mio obiettivo meglio potrò vedere il dettaglio piccolo.
Comunque, come già detto, qualità delle lenti o migliore capacità di trasmettere la luce, possono ovviare a limitazioni fisiche dell’ottica, quali ingrandimento massimo o diametro dell’obiettivo.
Il parametro “relative brightness” ( luminosità relativa ) si calcola moltiplicando al quadrato il diametro di uscita pupillare; quindi, ottiche con ingrandimenti e obiettivi differenti, possono avere lo stessa luminosità, a  pari uscita pupillare e quindi stesse prestazioni in condizioni di scarsa visibilità.
Il parametro RB può essere preso come metro di paragone, se devo paragonare la prestazione di ottiche con caratteristiche uguali in condizioni di bassa visibilità e quando la dimensione della pupilla del proprio occhio è simile all’uscita pupillare dell’ottica.

Twilight factor ( valore crepuscolare )
Il twilight factor è una caratteristica che ci dice che tipo di prestazione fornirà la nostra ottica in condizioni di luce sfavorevoli; varia in base al diametro dell’obbiettivo (quanta luce entra nell’ottica) e all’uscita pupillare (quanta luce arriva all’occhio dell’utilizzatore).
Si calcola così: radice quadrata di: (valore ingrandimento x diametro obbiettivo)
Esempio: un’ottica utilizzata a 10 ingrandimenti con obbiettivo di 50 mm avrà un TF di 22.36, una con 25 ingradimenti e obbiettivo di 56 mm avrà un TF di 37.4.
Maggiore sarà il TF migliore sarà la prestazione dell’ottica in condizioni di luce scarsa.
Parametri come l’uscita pupillare, il  relative brighteness, sono interessanti e ci possono fornire una stima su come saranno le prestazioni della nostra ottica, ma il TF è quello da tenere particolarmente in considerazione.
Ad esempio un’ottica 8×32 mm e una 20×80 mm hanno tutte e due un’uscita pupillare di 4mm, un relative brighteness di 16 ma l’obbiettivo di 80mm ha un TF maggiore e quindi migliore prestazione con luce scarsa.

E’ sempre comunque doveroso ricordare che ottiche con stesso TF non sempre forniscono uguali prestazioni, la qualità delle lenti spesso fa la differenza!
A seguire una serie di grafici in cui è possibile valutare come cambiano le prestazioni di un’ottica al variare di alcuni parametri e dai quali possiamo facilmente trarre le nostre considerazioni.

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