di Paolo Bernini Vanni

Pubblichiamo volentieri un dettagliato resoconto tecnico di Paolo Bernini Vanni, vice Campione Europeo 2019 a Bisley (UK). Tenete conto che il nostro Paolo negli europei 2018 ha riportato il 4° posto assoluto e 2° degli italiani dopo il Campione 2018, Mattia Molina.

Siamo sicuri che l’esperienza accumulata da questo grande tiratore e così generosamente condivisa sarà di grande aiuto agli appassionati che vorranno seguirci nello splendido mondo dell’F-Class …… facciamone tesoro e buona lettura. 

Premetto che, a differenza della maggior parte dei tiratori F-Class, i
quali vantano in genere esperienze pluridecennali nel tiro sportivo e
nella ricarica, mi sono avvicinato al tiro sportivo da pochi anni e
non mi considero idoneo ad elargire consigli tecnici. Mi limiterò
quindi e esporre le scelte e le considerazioni da me fatte prima e
durante i recenti Campionati Europei F-Class a Bisley. Nello sviluppo dell’arma e della cartuccia ho cercato di seguire una procedura ben precisa, alla quale mi sono attenuto rigidamente, affrontando le varie fasi della sperimentazione nel modo più metodico possibile.

Prima di fare questo ho raccolto la maggior quantità di
informazioni dai migliori tiratori ed armaioli italiani e stranieri,
ho integrato quanto sopra leggendo tutto quello che ho trovato sui
libri e sul web, facendo molta attenzione all’affidabilità delle
fonti. In questa fase ho scoperto che non esistono formule magiche per vincere. Forse l’unico segreto è attenersi, sia nella progettazione
dell’arma, sia nello sviluppo della cartuccia, alle linee guida che la
comunità del tiro F-Class sviluppa nel tempo, integrandole con ciò
che il tiratore può aggiungere in termini di esperienza personale.

Un ruolo fondamentale è stato svolto da Tony Quaglino il quale, oltre ad aver realizzato un’ arma praticamente perfetta, si è prodigato nel
consigliarmi e nel seguirmi in tutte le fasi della messa a punto. Ho
dato molta importanza ai test di arma e cartuccia, che ho cercato di
eseguire con il massimo rigore tecnico, analizzando sempre una
variabile alla volta, in condizioni atmosferiche sempre uguali,
ripetendoli più volte. Esistono tanti metodi di sviluppo e verifica.
Giusto per fare degli esempi posso citare il “ladder test” o
“l’optimal charge weight load development test”. L’importante è
scegliere un metodo di lavoro e poi usare sempre quello. Ne è venuto
fuori un prodotto dalle caratteristiche piuttosto comuni, ma
affidabilissimo (per darvi un’idea, su trecentocinquanta colpi sparati
agli europei, fra prove e competizioni, in condizioni climatiche
eccezionalmente sfavorevoli, solo quattro sono finiti fuori dalla
water line del 5. Quindi quasi tutti i punti persi in gara sono dovuti
alla mia erronea lettura del vento). Penso sia importate porsi degli obiettivi agonistici a medio/lungo periodo e fare in modo di giungervi con l’arma e la cartuccia al massimo della loro efficienza. Per fare questo ho sempre evitato di fare sperimentazioni con l’arma da gara prima di una competizione, utilizzando invece soluzioni ampiamente sperimentate ed affidabili. Gli esperimenti li faccio con l’arma di back up e solo dopo che una nuova soluzione risulta certamente migliore della precedente mi azzardo ad usarla in gara. Quindi mai fare esperimenti con l’arma da gara nel corso o subito prima di una competizione.

Paolo e Brayn ai mondiali 2017 in Canada

Un altro aspetto sul quale mi sono concentrato è la lettura del vento. Mi è rimasto impresso quanto Brayan Litz mi disse in occasione degli ultimi mondiali: ”perché  voi italiani passate ore sul campo, fra una gara e l’altra, a parlottare invece di prendere il lungo, una sedia ed osservare il vento? Queste sono occasioni perfette ed imperdibili e bisogna sfruttare ogni singolo minuto passato sul campo per studiare il vento. Bisogna farlo per ore se si vuole prendere confidenza con lui”.

Anche il nostro mentore inglese Bill Richards, in più occasioni, ha sottolineato l’importanza di osservare il vento, di studiare come reagiscono ad esso i più comuni segnavento (bandiere, miraggio, vegetazione, sensazioni sulla pelle del viso, ecc.), di imparare a misurarne la velocità, verificando con gli strumenti l’esattezza della propria valutazione, di usare il programma balistico per abbinare una determinata direzione e velocità alla relativa correzione in MOA, di arrivare sul campo almeno mezz’ora prima della gara e scoprire la ciclicità del vento ed i limiti superiori ed inferiori di velocità, studiare con il lungo i più piccoli segnali, invisibili ad occhio nudo, che le bandiere offrono nello sventolare.

Bill Richards in Italia per il primo corso di Wind and Team coaching

Solo in questo modo si acquista quella particolare sensibilità, quell’intuito che non si può spiegare ne’ insegnare, il quale permette, per esempio, a Bill di dire: ”correggi 2 MOA e 3/8 a sinistra”…e di andare immancabilmente in v bull. Ultima considerazione: per ben figurare in gare che si sviluppano su molte prove ho cercato, più del singolo strepitoso risultato, di rimanere sempre almeno nella prima metà della classifica (purtroppo senza riuscirci). Spesso non c’è bisogno di vincere neanche una prova. Quest’anno sia il campione europeo f-tr che quello open sono saliti sul podio una sola volta, 9°-14°-42°-11°-1°-4° il primo, 36°-15°-2°-11°-40°-10° il secondo, ma entrambi hanno sempre evitato di finire sul fondo della classifica. E’ importante quindi rimanere nella fascia medio alta della classifica e non farsi mai travolgere dal “wreck day”, come dicono gli americani, ovvero dalla giornata disastrosa. Per fare questo bisogna sviluppare un autocontrollo tale da non trasformare, per rabbia o scoraggiamento, una gara dallo sviluppo opaco in un “wreck day”, perchè mentre una gara imperfetta si può recuperare, ed i risultati lo dimostrano, è difficile farlo dopo una gara “wreck”.